Letteratura di Matera "Città dei Sassi"

Ritratto di colonna felice

TEMA: 

                                         VERSO  UN  MONDO  MIGLIORE

 

 

Finito il secondo conflitto mondiale, le cose migliorarono, ma non tanto da garantire per la maggior parte degli italiani il “ pane quotidiano “ e buone condizioni di salute. Famiglie per lo più numerose, tante bocche da sfamare, tanti corpi da curare, tante persone da vestire e calzare.

          Agli inizi solo gli agricoltori possidenti, quelli delle fattorie risparmiate dalle violenze e dalle razzie dei nazi-fascisti e dai bombardamenti degli alleati, riuscivano a vivere da benestanti.

          Faticosamente anno dopo anno nel dopoguerra artigiani, commercianti e piccoli agricoltori si assicurarono la sopravvivenza delle loro famiglie attraverso una modesta ripresa delle loro attività.

          Il Piano Marshal e la Riforma agraria diedero ossigeno al bracciantato e promossero la piccola proprietà terriera. Ma negli anni Cinquanta il boom dell’industrializzazione nel Nord-Italia e ancor più nel Centreuropa attirò disoccupati, nullatenenti e contadini in esubero o fallimentari. Un’altra notevole ondata di emigrazione dal Sud e dalle isole prese consistenza verso Milano, Torino e atre cità industriali del Nord, verso il Belgio, la Francia, la Germania, il Regno Unito, le Americhe, l’Australia, ecc.

          Stentate furono le condizioni di vita di tanti nuclei familiari rimasti integri nel Meridione, con tante bocche da sfamare e con scarse possibilità di lavoro stabile e redditizio.

          La prospettiva di migliorare le condizioni di vita e di porre le basi per una emancipazione sociale spinse molti genitori ad affrontare sacrifici e difficoltà di ogni genere per sostenere agli studi i figli più portati. La speranza dei giovani era di inserirsi fra i professionisti e gli impiegati di istituzioni pubbliche e private, comprese quelle militari e religiose.

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       Il nostro protagonista, Saverio, fu tra costoro. Come tanti adolescenti di famiglie povere, specie se orfani di uno o entrambi i genitori, dopo le scuole elementari, per l’interessamento di una zia materna e per la combinazione di più fattori, fu accolto in un collegio di preparazione alla vita cristiana o al sacerdozio lontano dal proprio paese, in terra d’Abruzzo.

          Due anni e pochi mesi di preadolescenza trascorsi serenamene e proficuamente sia per la crescita fisica e umana, sia per la serietà degli studi di scuola media. Il progetto di vita adulta era embrionale ed oscillava fra naturale sbocco di avvio agli studi teologici e al sacerdozio e rientro in famiglia per la prosecuzione degli studi, senza sapere quali e di quale indirizzo.

          Scandiva sempre uguale la settimana e la giornata. Sveglia alle cinque del mattino, per lavarsi con acqua fredda di zona montana, capelli compresi ( ahi che gelo!), breve colazione e ripasso dei compiti assegnati per il pomeriggio precedente, Santa Messa e mattinata in aula per le lezioni. Finalmente il pranzo, sempre tanto atteso e gustato. Ricreazione d’un paio d’ore per giochi vari ( pallavolo, bocce. ginnastica, ecc.), quasi tutti di squadra e competizione. Tre/quattro ore di studio pomeridiano, per svolgere i compiti assegnati per l’indomani dai docenti, sacerdoti o laici di fiducia. Santo Rosario, in chiesa o all’aperto lungo la strada comunale.

          Come tanti, Saverio era un allievo modello che prendeva buoni voti spiccatamente nelle materie umanistiche e mostrava sincera devozione a Geasù e alla Madonna. Ma le prime pulsioni cominciarono ad alternarsi alle preghiere e le fantasie ricorrenti ad accentuare il senso del peccato, specie quando capitava, raramente, di intravvedere qualche bella donna.

          Dopo il primo anno, tornò per le vacanze in paese, accompagnato durante il lungo viaggio dal fratello maggiore. Trascorse anche qualche mese ospite della nonna materna e della zia, frequentando la casa delle suore adiacente alla Cattedrale del loro paese. C’erano maschietti e femminucce. Esclusiva fu la simpatia verso una ragazza coetanea, amica di giochi.

          Tornò in collegio per la seconda media e soffrì un poco quando i genitori o i parenti venivano a far visita ad alcuni collegiali. Orfano di madre, data la distanza,

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non potè ricevere visite e viveri dai suoi parenti, che del resto non navigavano nell’oro. Perciò la retta veniva pagata dalla zia benestante.

          Dopo i primi mesi della terza media, (ahimè!), cessarono i pagamenti senza che Saverio potesse comprenderne la ragione. Il prete economo dell’Istituto fece chiamare il ragazzo e gli espose la situazione debitoria.

          L’orgoglio ferito fece maturare l’impulsiva decisione di lasciare il collegio. Qualche giorno dopo, chiese di tornarsene a casa. Fornito dell’occorrente per il viaggio, di prima mattina l’ometto partì per il ritorno in famiglia. La mattina dopo, quand’era ancora buio, bussò alla porta di casa, venne ad aprirgli il padre anziano, sbalordito nel vederlo, poiché, dati i tempi, non c’era stato alcun preavviso da parte della direzione del collegio.

          Era tardi per poter essere ammesso alla scuola media pubblica. Bisognava aspettare la fine dell’anno scolastico per sostenere gli esami di terza media da privatista. Il fratello maggiore, studente universitario di Lettere, lo guidò nella preparazione. L’esame fu un successo, soprattutto nelle materie umanistiche. Per la scelta successiva delle scuole secondarie superiori, si apriva un bivio : o il ginnasio-liceo o l’istituto tecnico nel paese più vicino da raggiungere come pendolare. Si optò per il ginnasio, nell’attesa che maturasse definitivamente la scelta di vita : avvio al sacerdozio o a qualche professione o impiego. Le vicende future avrebbero indirizzato secondo vocazione od opportunità.

            Le inclinazioni emerse all’esame finale di scuola media si confermarono negli anni ginnasiali e liceali. Intanto maturava la scelta di vita. Le turbolenze adolescenziali ebbero il sopravvento e così le prime cotte. Il primo amore lo rese scrittore e poeta “in nuce”. Furono le sue lettere d’amore a conquistargli la prima fidanzata regolare. Qualche bacio sfiorato, niente di più, data l’età e, soprattutto l’assiduo controllo dei familiari di lei. Lei frequentava la terza media. Al termine la famiglia optò per un collegio e un istituto magistrale dalle suore, in un paese distante alcune decine di chilometri. A determinare tale scelta non fu secondario  Il timore che la relazione amorosa potesse distrarla dallo studio. Lontana dagli occhi e ossessionata dai familiari, la ragazza non si fece più vedere e sentire. Fu il primo schianto della vita di Saverio.  Di lì a qualche anno si sentì lacerare il cuore

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allorquando, durante una vacanza scolastica, la vide passeggiare con uno studente di medicina e seppe che ne aveva accettato la corte.

          L’orgoglio ferito si rivelò la miglior medicina, e poi l’interesse crescente verso un’altra adolescente del paese, che riempì le giornate di chiusura della scuola per l’abbondante nevicata del ’56 e addolcì il dolore per l’insuccesso commerciale del padre e le ristrettezze economiche conseguenti.

          Fu duro per lui continuare gli studi liceali in quelle condizioni, tanto che accettò lavori saltuari come copista in uno studio notarile e contabile in un negozio di frutta e verdura, il padre invece nella riforestazione come cuoco.

          Irrequieto sul piano sentimentale, geloso ed orgoglioso, amò in quegli anni altre adolescenti, fino alla maturità classica.

          Che fare a quel punto? La frequenza di un corso di preparazione alle scelte universitarie in val di Susa e l’influenza di un amico fraterno di scuola l’indusse ad iscriversi a Medicina. Ma dopo i primi tre mesi di frequenza, influenzato anche dalla circostanza che il fratello maggiore, laureando in Lettere, ebbe la prima supplenza annuale in Umbria e perciò speranzoso di trovar lavoro più o meno stabile di lì a qualche anno, senza perdere l’anno accademico rinunziò a Medicina e si iscrisse al primo anno di Lettere classiche.

          Già al secondo anno impartiva lezioni private e conquistava la prima indipendenza economica e contribuiva al bilancio familiare.

Interruppe la frequenza del corso di laurea e studiò da autodidatta, sostenendo esami sempre con successo.

          Non poteva mancare l’amore, intanto. L’ultima adolescente per due anni, poi una prima collega iscritta a Materie letterarie e infine una seconda, studentessa lavoratrice e collega di corso a Lettere classiche.

          La riforma della scuola media nel ’62 e la conseguente scolarizzazione di massa fu la circostanza fortuita per cui Saverio potè trovare lavoro stabile nella scuola media come supplente, prima da laureando, poi da laureato, presto anche abilitato all’insegnamento.

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       Erano gli inizi degli anni ’60, prrima fase dello sviluppo industriale e del boom economico italiano.

          Cominciava l’emancipazione sociale, la TV contribuiva a “ fare gl’italiani” anche sul piano linguistico, insieme alla scuola di massa.

          La seconda grande guerra era lontana e il mondo appariva davvero migliore, il benessere sorrideva alla classe imprenditoriale, media, operaia e artigianale. L’agricoltura perdeva terreno e diventava intensiva nelle aree più fertili, formando l’imprenditoria agraria specializzata anche per il diffondersi delle macchine agricole.

          Intanto venivano abbandonati i piccoli appezzamenti di terreno e tanta manodopera si spostava dal Sud e dalle isole verso le zone più industrializzate, particolarmente verso Torino, Milano e Genova, il triangolo industriale italiano del secondo Novecento.

          Il “mondo migliore” sembrava assicurato e duraturo.

          Ahimè, a cavallo dei due secoli Novecento e Duemila, cominciava a traballare tanto diffuso benessere!

          La speculazione delle multinazionali finanziarie, energetiche, industriali, commerciali e dei servizi, la delocalizzazione delle fabbriche, soprattutto manifatturiere, mirante alla ricerca della manodopera a basso costo e alla più favorevole fiscalità di stati esteri emergenti e alle agevolazioni dei medesimi, l’inernazionalizzazione degli scambi, la globalizzazione e altri fattori, non ultima l’immigrazione incontrollata dall’Est e dal Sud, hanno prodotto la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, così accentuandone il fenomeno che ormai dura da secoli.

          La disoccupazione è , così, aumentata a dismisura in tutto il mondo ed anche nella vecchia Europa, Eurozona compresa. Come si sa, ne risentono soprattutto i paesi del mediterraneo, Italia, Spagna , Grecia in particolare.

Così le ultime generazioni di giovani sembrano senza futuro e senza speranza di un lavoro e di un progetto di vita.

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       Colpa del modello di economia e di vita sociale?

          Come potrà migliorare ora questo mondo in declino?

          Come potrà avvenire la ripresa e la costruzione di un mondo migliore, sotto tutti gli aspetti, da quello economico a quello sociale, morale e politico?

           Sarà possibile la redistribuzione della ricchezza e l’eliminazione delle disuguaglianze più vistose e ingiuste?

           Ce la farà l’uomo con le sue sole forze? E come prevenire efficacemente le catastrofi ambientali, se è così difficile inventare nuove fonti e forme di energìa?

            Sono domande che si pongono studiosi e storici, economisti avveduti, antropologi, sociologi, opinionisti, gente specializzata e gente comune.

            Dovrebbero porseli sul serio politici e sindacalisti, più che mai ora che le grandi ideologìe del passato si sono rivelate velleitarie e fallimentari.

          Se le pone comunque Bruno, figlio di Saverio, un giovane diplomato,   non più giovane in verità, ma uomo maturo che non ha mai trovato un vero lavoro, rispondente alle sue aspettative e almeno stabile quanto possibile e ben definito.

          Già da giovane si sentiva dire che il posto fisso e la carriera sono ormai una chimera, che nella vita è fatale che si debba cambiare lavoro più di una volta, che non ci sono certezze e il mondo del lavoro è sempre in fibrillazione.

          Come tanti altri  in Italia e in altri paesi, Bruno è in crisi profonda e a poco serve la stabilità sul piano dei sentimenti e degli affetti.

          Finora non ha potuto metter su famiglia e sa che comunque un figlio basta e avanza se dovesse maturare la decisione di unirsi non dico in matrimonio, ma almeno in stato di convivenza. Si chiede se potrebbe risolvere i suoi problemi qualora almeno l’uno o l’altra della coppia convivente avesse la fortuna di trovare un lavoro sicuro. Potrebbe bastare un modesto stipendio, considerato che tra fitti, tasse e costo della vita a stento potrebbe arrivare a fine mese, se non a costo di enormi sacrifici e inevitabili rinunce? E si rende conto che, poco sotto i quarant’anni, può solo sognarsi di recuperare il tempo perduto e portare avanti un pur modesto

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progetto di vita. Né “aver compagni al duol” può consolare, dare coraggio e  far nutrire speranze.

          Fin che vivono i genitori, ormai anziani e in pensione ( per loro fortuna ), Bruno sa di poter “vivacchiare”. Ma di tanto in tanto si affaccia lo spauracchio della consapevolezza che i genitori non sono eterni e che anche la loro pensione svanirà come nebbia al sole.

          E allora , come si metteranno le cose? Finiti i rsparmi, come procurarsi da vivere? Come sopravvivere in ogni senso?

          Va maturando dunque il proposito di risvegliarsi dal letargo della rinuncia a cercar lavoro, decisione presa a suo tempo dopo tanti colloqui di lavoro e CV trasmessi. Armarsi di pazienza e non mollare è il suo imperativo categorico. Non può perdere del tutto la speranza in tempi migliori, di ripresa dell’economia nell’Eurozona e in Italia. Per la stabilità sociale, politici, governanti e titolari dell’alta finanza e della ricchezza, multinazionali e quant’altro non possono più dormire sugli allori e anche nel loro interesse vitale è bene che promuovano lo sviluppo per debellare la disoccupazione, superando miopi egoismi e la corsa esasperata al profitto. Tutto in una visione globale che includa i paesi poveri, emergenti o meno, onde  evitare  che perduri , anche per le guerre in atto, l’emigrazione di massa incontrollata e socialmente pericolosa.

          Ciò che occorre è soprattutto il coraggio di pensare al bene comune!

 

 

          

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