Letteratura di Matera "Città dei Sassi"

Ritratto di colonna felice

TEMA: 

                                         IL MARITO CONFESSORE

 

 

 

“ Lasciami in pace, dormi, non mi disturbare, voglio dormire “. Erano, più o meno, le parole che si sentiva dire tutte le sere, quando andavano a letto. Daniele non ne poteva più. Eppure Carlotta fino a non molti mesi prima era una normale moglie, che non faceva le bizze quando lui si accostava per i preamboli dell’amore, partecipava e lo lasciava pienamente soddisfatto. “ Non mi risulta. “, si diceva tra sé, “ Non ha ancora l’età per la menopausa e i relativi disturbi. Perché allora mi respinge? Sembra divenuta allergica a me, o, perlomeno, all’amore. Che le sta succedendo? Se lo chiedo, non mi risponde nemmeno. Mi dice solo che devo lasciarla stare…che ha sonno, o trova qualche altra scusa “. Altre volte si commiserava: “ Povero me, che mi doveva capitare! Perché , poi, proprio a me? Ma ci deve essere un motivo: solo che non può o non vuole dirmelo. O è perché si è innamorata di un altro e perciò non sente più niente per me? Magari si incontra con lui clandestinamente e si cede solo a lui? Mi sembra di impazzire e non so chi mi trattiene dal picchiarla o lasciarla “. Gli balenò tale insana idea e si disse ancora : “ Guai a lei, se fosse vero! “.

Daniele la seguì più di una volta, escogitando ogni stratagemma per non farsi notare né da lei né da altri che lo conoscevano. Nulla. O si era sbagliato o i due ipotetici amanti erano fin troppo furbi e prudenti. In effetti, Carlotta non aveva bisogno di andare a un appuntamento, semplicemente perché il suo unico e giovane amante era il suo dentista, presso cui da qualche anno era in cura odontostomatologica. Un sospetto del genere non aveva nemmeno sfiorato la mente annebbiata di Daniele.

L’uomo non si dava pace. Finchè un giorno non fantasticò di scoprire la verità attraverso la moglie stessa. Ma come? Pensò in un primo momento di vegliare, per quanto possibile, a letto, nella speranza che qualche volta la donna potesse parlare in sogno e dire un nome…una frase…anche solo una parola d’amore! In tal caso l’avrebbe messa alle strette e qualcosa di concreto l’avrebbe potuto intuire. Ma la moglie non era adusa a parlare durante il sonno. Perciò, a lungo andare, Daniele si stancò e ritenne inutile perdere così preziose ore di sonno. Si lambiccò allora il cervello, alla ricerca di efficaci altri modi per scoprire la verità.

Un giorno, in chiesa, gli capitò di notare che il vecchio parroco era ancora abituato ad avvalersi del confessionale per la conversione dei peccatori e il perdono delle colpe, cui è soggetta la debole natura umana nei confronti del Creatore . Gli balenò altra insana idea di osare il sacrilegio: ormai era in preda alla follia o a qualcosa di simile. Si esercitò per alcuni giorni nell’imitazione della voce roca del confessore. Sapendo che la moglie sarebbe venuta alle cinque in punto del pomeriggio del venerdì fissato per le confessioni, un giorno in cui era sicuro che  il parroco avrebbe tardato di qualche ora per una urgente convocazione del vescovo, determinato a tutto, entrò, poco prima delle cinque, non visto da alcuno, nel confessionale, tirò la tendina e attese di udire la voce della moglie, che, appena arrivata, si era inginocchiata davanti alla grata laterale. “ Padre, voglio confessarmi “.

Con voce roca il presunto vecchio prete rispose: “ Di’ i tuoi peccati, figliuola. Ti ascolto”. La donna, un po’ titubante, confessò tra l’altro di aver tradito il marito già da qualche tempo, di aver cercato di resistere alle tentazioni, ma di non essere riuscita, perché quel giovane le era entrato nella testa, lo amava e non sapeva farne a meno…

Daniele non ebbe più la forza di ascoltare, di scatto uscì dal confessionale e , come un fulmine, uscì dalla chiesa.   La donna, allibita e in preda al panico, tutta rossa in viso per aver intravisto di spalle l’uomo che si era precipitato fuori della chiesa e aver subito sospettato che potesse essere il marito: “ Madonna santissima! E’ lui, sono certa, è lui! Povera me! Che mi succederà ora? “. In preda all’agitazione, tornò subito a casa e si sentì un po’ risollevata che il marito non ci fosse ancora. Ma subito si chiese: “ Che farò?...Che dirò…quando torna? Mi permetterà di chiedergli perdono? Sarà violento? Oh, povera me, dovevo aspettarmelo un giorno o l’altro! Ma ora non so proprio che cosa farà…”.

Il marito non fece nulla. Fece finta, invece, di ignorare l’accaduto e, sebbene truce in volto, si comportò come sempre. Intanto, andò meditando la vendetta. Passò in rassegna varie ipotesi e si concentrò su di una, in particolare.

Meditò di intossicarla a poco a poco. Si procurò un po’ di veleno per topi. A piccolissime dosi, glielo inserì nella bottiglia di aranciata che piaceva solo a lei, nascondendo accuratamente il veleno. Passò del tempo, e il fisico della donna cominciò a risentirne; la debolezza divenne sempre più evidente. Il medico di famiglia rassicurò che era deperimento dovuto alla dieta, le diede dei ricostituenti. Ma Carlotta non si riprese e morì, di

morte apparentemente naturale, come succede anche ai giovani, sia pure   raramente.

Nessuno sospettò mai niente. Daniele aveva avuto la sua segreta e orribile vendetta. Ma non si risposò più, avendo preso ad odiare e a disprezzare il genere femminile.



 

 

                                         IL MARITO CONFESSORE

 

 

 

 

 

 

 

“ Lasciami in pace, dormi, non mi disturbare, voglio dormire “. Erano, più o meno, le parole che si sentiva dire tutte le sere, quando andavano a letto. Daniele non ne poteva più. Eppure Carlotta fino a non molti mesi prima era una normale moglie, che non faceva le bizze quando lui si accostava per i preamboli dell’amore, partecipava e lo lasciava pienamente soddisfatto. “ Non mi risulta. “, si diceva tra sé, “ Non ha ancora l’età per la menopausa e i relativi disturbi. Perché allora mi respinge? Sembra divenuta allergica a me, o, perlomeno, all’amore. Che le sta succedendo? Se lo chiedo, non mi risponde nemmeno. Mi dice solo che devo lasciarla stare…che ha sonno, o trova qualche altra scusa “. Altre volte si commiserava: “ Povero me, che mi doveva capitare! Perché , poi, proprio a me? Ma ci deve essere un motivo: solo che non può o non vuole dirmelo. O è perché si è innamorata di un altro e perciò non sente più niente per me? Magari si incontra con lui clandestinamente e si cede solo a lui? Mi sembra di impazzire e non so chi mi trattiene dal picchiarla o lasciarla “. Gli balenò tale insana idea e si disse ancora : “ Guai a lei, se fosse vero! “.

 

Daniele la seguì più di una volta, escogitando ogni stratagemma per non farsi notare né da lei né da altri che lo conoscevano. Nulla. O si era sbagliato o i due ipotetici amanti erano fin troppo furbi e prudenti. In effetti, Carlotta non aveva bisogno di andare a un appuntamento, semplicemente perché il suo unico e giovane amante era il suo dentista, presso cui da qualche anno era in cura odontostomatologica. Un sospetto del genere non aveva nemmeno sfiorato la mente annebbiata di Daniele.

 

L’uomo non si dava pace. Finchè un giorno non fantasticò di scoprire la verità attraverso la moglie stessa. Ma come? Pensò in un primo momento di vegliare, per quanto possibile, a letto, nella speranza che qualche volta la donna potesse parlare in sogno e dire un nome…una frase…anche solo una parola d’amore! In tal caso l’avrebbe messa alle strette e qualcosa di concreto l’avrebbe potuto intuire. Ma la moglie non era adusa a parlare durante il sonno. Perciò, a lungo andare, Daniele si stancò e ritenne inutile perdere così preziose ore di sonno. Si lambiccò allora il cervello, alla ricerca di efficaci altri modi per scoprire la verità.

 

Un giorno, in chiesa, gli capitò di notare che il vecchio parroco era ancora abituato ad avvalersi del confessionale per la conversione dei peccatori e il perdono delle colpe, cui è soggetta la debole natura umana nei confronti del Creatore . Gli balenò altra insana idea di osare il sacrilegio: ormai era in preda alla follia o a qualcosa di simile. Si esercitò per alcuni giorni nell’imitazione della voce roca del confessore. Sapendo che la moglie sarebbe venuta alle cinque in punto del pomeriggio del venerdì fissato per le confessioni, un giorno in cui era sicuro che  il parroco avrebbe tardato di qualche ora per una urgente convocazione del vescovo, determinato a tutto, entrò, poco prima delle cinque, non visto da alcuno, nel confessionale, tirò la tendina e attese di udire la voce della moglie, che, appena arrivata, si era inginocchiata davanti alla grata laterale. “ Padre, voglio confessarmi “.

 

Con voce roca il presunto vecchio prete rispose: “ Di’ i tuoi peccati, figliuola. Ti ascolto”. La donna, un po’ titubante, confessò tra l’altro di aver tradito il marito già da qualche tempo, di aver cercato di resistere alle tentazioni, ma di non essere riuscita, perché quel giovane le era entrato nella testa, lo amava e non sapeva farne a meno…

 

Daniele non ebbe più la forza di ascoltare, di scatto uscì dal confessionale e , come un fulmine, uscì dalla chiesa.   La donna, allibita e in preda al panico, tutta rossa in viso per aver intravisto di spalle l’uomo che si era precipitato fuori della chiesa e aver subito sospettato che potesse essere il marito: “ Madonna santissima! E’ lui, sono certa, è lui! Povera me! Che mi succederà ora? “. In preda all’agitazione, tornò subito a casa e si sentì un po’ risollevata che il marito non ci fosse ancora. Ma subito si chiese: “ Che farò?...Che dirò…quando torna? Mi permetterà di chiedergli perdono? Sarà violento? Oh, povera me, dovevo aspettarmelo un giorno o l’altro! Ma ora non so proprio che cosa farà…”.

 

Il marito non fece nulla. Fece finta, invece, di ignorare l’accaduto e, sebbene truce in volto, si comportò come sempre. Intanto, andò meditando la vendetta. Passò in rassegna varie ipotesi e si concentrò su di una, in particolare.

 

Meditò di intossicarla a poco a poco. Si procurò un po’ di veleno per topi. A piccolissime dosi, glielo inserì nella bottiglia di aranciata che piaceva solo a lei, nascondendo accuratamente il veleno. Passò del tempo, e il fisico della donna cominciò a risentirne; la debolezza divenne sempre più evidente. Il medico di famiglia rassicurò che era deperimento dovuto alla dieta, le diede dei ricostituenti. Ma Carlotta non si riprese e morì, di

 

morte apparentemente naturale, come succede anche ai giovani, sia pure   raramente.

 

Nessuno sospettò mai niente. Daniele aveva avuto la sua segreta e orribile vendetta. Ma non si risposò più, avendo preso ad odiare e a disprezzare il genere femminile.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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