Letteratura di Matera "Città dei Sassi"

Ritratto di colonna felice

TEMA: 

Città dei Sassi ( Patrimonio dell’Unesco )-

Candidata a Capitale Europea della Cultura                                 2019

                    ODE A MATERA

 

Ecco un dì

Mi assale la voglia

Di salire solitario

Su al Belvedere,

Che domina dall’alto la Gravina

E spia , di fronte ,

Il serpente sinuoso di Matera.

Mi sembra di udire

Non già il fruscìo di limpide acque,

Ma il lamento del torrentello

Per la schiuma che l’affoga,

Per i rifiuti che attardano

Il suo fluire canterino.

Scendo oltre la balaustra

E percorro l’agevole sentiero

Che mena giù

Verso le grotte frontaline,

Che guardano la città

Come occhi assonnati

E raccontano…

Raccontano di tempi assai lontani,

Di antenati che convivevano con la pietra

E di pietra si munivano quando

Al cessar del maltempo,

A piccoli gruppi, si procuravano,

Per la stentata sopravvivenza,

Erbe sane ormai note

O carni fresche di cacciagione,

Quasi sempre insufficienti

Per tante bocche da sfamare.

 

Raccontano di umili villaggi trincerati,

Di fatiche estenuanti

Per procurarsi il cibo,

Immagazzinare l’acqua piovana,

Difendersi dalle fiere

O da nomadi minacciosi.

 

I secoli passano

E anche qui la civiltà cammina:

Si apprende e si tramanda

Il lavorìo della pietra per utensìli

E armi taglienti,

O il lavorìo degli ossi per gli usi quotidiani.

 

Poi conoscono il rame, il bronzo , il ferro,

E le razzìe, la crudeltà dei guerrieri vincitori

Nei loro campetti coltivati a fatica

O nei recinti grossolani dello sparuto bestiame.

 

Per secoli e secoli sono tutt’al più semiliberi

E servono padroni sempre nuovi:

Preitalici, achei, greci, romani,

Poi barbari, saraceni, bizantini,

Normanni, svevi, angioini e aragonesi,

Francesi e spagnoli. E fan parte

Del Regno delle Due Sicilie,

Son proprietà dei Borboni.

 

Ma la Murgia è remota dal chiasso                                                                      Degli eserciti, è dimora di santi eremiti

O di cenobi oranti, che si scavano nella roccia

Cappellette e modesti santuari.

Oh! Medioevo mistico e giaculante,

Intriso di pietà popolare e di pii pellegrinaggi

Alle elevate dimore del Dio cristiano                       E della Madre Santa.

 

Ma ahimè! Di poi, nei secoli seguenti,

Le rovine del Tempo e l’affievolirsi della Fede

Ridussero a stazzi tanti gioielli di chiesette

Rupestri, affrescate dalla paziente arte

Di monaci orientali e bizantini..

 

E la ricerca affannosa di pochi ha restituìto

Di recente tante reliquie degli antichi padri,

E tante ancora le Sorintendenze restituiranno

All’Umanità odierna e futura.

 

Tu , passeggero solitario,

E tu, comitiva turistica,

Soffermati in meditazione

Dinanzi ad ogni testimonianza

Di antico sentire, soffrire e costruire,

Con la venerazione di un erede

Che tutto deve al passato!

                                                                                                                                 

 

 

 

 

 

 

 

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