Bruna Welfare - Tutela e benessere equino

Ritratto di Cavaldonato

TEMA: 

I festeggiamenti in onore di Maria SS della Bruna, che si celebrano ogni 2 Luglio nella città di Matera, sono un rito che ha origini plurisecolari, i primi documenti datati 1530 annotano la celebrazione della festa in onore della Bruna. Si ipotizza, tuttavia, che la ricorrenza esistesse già nel 1363-1377, periodo in cui Mons. Bartolomeo Prignano, futuro Papa Urbano VI, era arcivescovo di Acerenza e Matera (Larotonda,2014), (Padula e Motta, 1989).
L’origine e l’introduzione della cavalcata in costume, che accompagna il carro della Madonna della Bruna, potrebbero ricondursi storicamente al conte Giovan Carlo Tramontano, nobile cittadino che istituì i “cavalieri della Bruna” come scorta d’onore delle effigie della santa protettrice per le vie della città (Volpe, 1843) (Demetrio, 1994). Nel corso dei secoli la ricorrenza ha sùbito modifiche, talvolta anche radicali, acquisendo via via una risonanza mediatica che ha oltrepassato i confini regionali, arrivando ad essere un oggetto di richiamo per diverse decine di migliaia di persone, proprio per i suoi aspetti folkloristici. Questo aumento dell’attenzione mediatica, associata ad una maggiore sensibilità nei confronti di tematiche quali benessere animale, ha portato con sé anche una serie di discussioni riguardanti il presunto stato di malessere indotto nei cavalli che partecipano annualmente alla sfilata. Tali riflessioni, spesso invettive prive di una base scientifica, trovano nei social network una cassa di risonanza tale da oscurare il rispetto verso gli animali, da sempre prerogativa del popolo e della cultura materana.
Allo stato dell’arte, le disposizioni in materia di benessere animale, relative alla “cavalcata della Bruna”, sono prescritte dall’Azienda Sanitaria Locale di Matera; tali prescrizioni riflettono la limitata disponibilità normativa nazionale ed europea. In Italia, dal punto di vista legislativo, la tutela del benessere degli equidi impiegati nelle manifestazioni popolari è disciplinata dall’OM 211/13, tuttavia, queste disposizioni non sono applicabili a cortei o sfilate come quella in onore di Maria SS della Bruna. Questo protocollo, sulla scia di convenzioni già redatte ad hoc per le manifestazioni storiche più note, ha l’obiettivo di colmare questo vuoto normativo, diventando così lo strumento in grado di tutelare non solo lo stato psicofisico del cavallo, attraverso l’applicazione di tutte le misure preventive necessarie, ma anche la manifestazione stessa. Eventi di questo genere, infatti, sono sempre di più sotto gli occhi di un pubblico numericamente maggiore, ma soprattutto, eticamente meno propenso a tollerare episodi di mancato rispetto del benessere degli animali in genere.
Pur riorganizzando e rielaborando disposizioni e modulistica già esistenti, il protocollo assume un carattere innovativo grazie al suo approccio proattivo in materia di tutela dell’animale. Infatti, oltre a preservare il benessere dei cavalli impiegati, il protocollo si prefigge sia di prevenire l’insorgenza di stati di malessere ma anche di definire a priori le modalità di intervento e le eventuali azioni collaterali durante tutto l’arco della manifestazione; cosi facendo si accantona una filosofia reattiva con la quale si è operato fino ad oggi, basata esclusivamente sull’intervento a problematica già avvenuta. Affinché questa procedura possa raggiungere l’obiettivo prefissato, sono indispensabili volontà e collaborazione da parte di tutte le componenti chiamate in causa. L’attuazione di un protocollo standardizzato, conforme alla normativa vigente e continuamente aggiornato, garantirebbe visibilità e merito ad un intera comunità che si identifica nella ricorrenza del 2 Luglio, avvalorando ancora di più la nomina a Capitale Europea della Cultura per l’anno 2019.

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